Bambini con disabilità abbandonati in ospedale: per loro, casa famiglia “speciali”

Hanno bisogno di cure particolari e per questo difficilmente sono accolti in case famiglia tradizionali. Abbandonati in ospedale, sono destinati a rimanere lì finché non trovano una famiglia adottiva. Per loro, la casa famiglia è un’alternativa calda e accogliente… I 1 marzo se ne parla a Roma

ROMA – Molti di loro arrivano direttamente dagli ospedali, dove sono stati abbandonati alla nascita: sono i bambini con disabilità “complessa”, ospiti di “speciali” case famiglia. Speciali perché, proprio per via delle cure particolari e costanti di cui hanno bisogno, difficilmente questi bambini vengono accolti in case famiglia tradizionali. E altrettanto difficilmente trovano una famiglia adottiva.

Alle strutture pensate per ospitarli, definite “Case famiglia per bambini con disabilità complessa”, è dedicato un capitolo del report del coordinamento “Casa al plurale” sui costi delle case famiglia per minori e persone con disabilità a Roma e provincia.

E a questo “complesso” tema sarà dedicato, il 1 marzo (Regione Lazio – Sala Tirreno – ore 9 – 13), il convegno “Anzitutto bambini. Verso un modello di integrazione socio-sanitaria nell’accoglienza in sistemi di tipo familiare per minori con disabilità ad alta complessità e al di fuori della famiglia di origine”.

Le Case Famiglia di questo tipo ospitano un massimo di cinque bambini, abbandonati in ospedale e destinati a rimanervi finché non si trova (quasi sempre con molta difficoltà) una famiglia adottiva. “La casa famiglia in questi casi – spiega Casa al plurale – è dunque un luogo caldo e accogliente, alternativo all’ospedale”.

L’accoglienza in questo tipo di struttura si basa sull’erogazione di servizi ad alto valore aggiunto per il minore (ma a costi maggiori per l’organizzazione) quali: ambiente familiare ristretto; rapporto educatore-bambino 1 a 2 in alcuni casi anche 1 a 1 (invece che 1 a 5 come richiesto dalla normativa regionale) in ragione della complessità di gestione del minore;  costante supervisione degli operatori da parte di uno psicoterapeuta; partecipazione al progetto da parte di un neuropsichiatra infantile.

La casa famiglia per l’accoglienza di bambini ad alta complessità assistenziale si caratterizza per lo stile familiare semplice e naturale nelle relazioni, nella quotidianità, nell’organizzazione domestica.

Questa la giornata tipo: Così Casa al plurale descrive la giornata tipo, all’interno di una di queste strutture. “La sveglia suona intorno alle 6, c’è il tempo della colazione e la cura dell’igiene personale.

I bambini che possono frequentare la scuola vengono accompagnati dall’educatore; coloro che invece rimangono a casa hanno un tempo dedicato ad attività ricreative e distensive, ascolto della musica, lettura di fiabe, brevi passeggiate, massaggi, etc.

Tra le 12 e le 14, a seconda degli impegni della giornata di ciascun ospite, c’è il tempo del pranzo. Nel primo pomeriggio il tempo è dedicato al riposo. Nel corso della giornata i bambini svolgono terapia neuro psicomotoria con cadenza almeno trisettimanale.

La giornata è scandita dalla somministrazione dei farmaci, sempre assai numerosi. Alle 16.30 i bambini fanno la merenda, poi svolgono attività di gioco pomeridiano. Per rendere piene e serene le giornate dei bambini – spiega Casa al plurale – si pensano e si propongono attività diverse. Per qualcuno è prevista l’attività di ippoterapia, per altri ancora di musicoterapia, per qualcun altro la piscina. Nel tardo pomeriggio – si legge sempre nel report – viene dedicato del tempo lento e quieto per fare il bagno. La cura della corporeità e della fisicità ha a che fare con una dimensione intima e personale. Segue la cena ed un momento di rilassamento pre-addormentamento. Poi buonanotte! Scende la sera, il buio a togliere la luce e a portare le ombre. Chiudere gli occhi, abbandonarsi al sonno, perdere il contatto ed i controllo sulla realtà, separarsi; fidarsi che domani il sole ritornerà e le persone che hai lasciato saranno presenti al tuo risveglio. E’ far fronte agli incubi… Ma è anche il tempo della tenerezza, delle coccole, delle storie raccontate, della quiete, dell’intimità”. (cl)

Fonte: Superabile:

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