Casa famiglia anche per il “Dopo di noi”. Ma le risorse sono inadeguate

Casa al plurale aggiorna il suo report sui costi delle case famiglia per mamme e bambini, adolescenti e persone con gravi o lievi disabilità. “Il lavoro degli operatori rappresentata il 75% della spesa, ma gli stanziamenti non bastano. E le rette sono inadeguate”

ROMA – Dare una casa e non un tetto a minori, a mamme con i loro figli e a persone con disabilità ed essere così famiglia per chi la famiglia non ce l’ha: è questo il compito che le case famiglia di Roma e del Lazio ogni giorno portano avanti, nonostante le molte difficoltà. Ma quanto costa prendersi cura ogni giorno dei cittadini più fragili della Capitale e della Regione Lazio? Lo ha calcolato, per la prima volta 10 anni fa, Casa al plurale, il coordinamento delle case famiglia per minori e persone con disabilità e di Roma e provincia. Un report continuamente aggiornato e qualche giorno fa ripubblicato con nuovi spunti e contributi. E qualche novità anche nei numeri. Lo studio analizza i costi standard di varie tipologie di case famiglia: per donne con bambini, per bambini e ragazzi adolescenti, per persone con disabilità lievi e gravi. Tra le principali novità della nuova edizione, un capitolo sui bambini piccolissimi con disabilità abbandonati in ospedale e un altro sulle strutture in semiautonomia.

La “spesa” di una casa famiglia: il lavoro degli operatori assorbe il 75%. Vengono considerate tutte le spese necessarie per il corretto funzionamento delle case famiglia: da luce, gas e acqua al cibo, dagli affitti alle assicurazioni dei veicoli fino agli estintori. Ma un’attenzione particolare è rivolta al costo del lavoro, che assorbe circa il 75% della spesa necessaria. Si tratta del costo degli stipendi per gli educatori, gli operatori socio sanitari e i tanti altri professionisti, tutte figure previste per legge, che lavorano su turni 24h al giorno 365 giorni l’anno. Moltiplicando il numero di ore/lavoro necessarie per il costo orario, risulta un “gap tra quanto attualmente stanziato e quanto necessario – si legge nel report – Questo gap viene parzialmente colmato grazie agli enormi sacrifici fatti dai lavoratori, con l’indebitamento bancario dell’ente gestore, con la raccolta fondi (rinunciando a quello per cui sarebbe deputata: viaggi, svago, benessere delle persone) per coprire quello che le amministrazioni pubbliche dovrebbero garantire”. In generale, “lo studio mostra l’esistenza di una grande distanza tra i costi da sostenere per le Case famiglia per attuare quanto previsto dalla vigente normativa e gli stanziamenti ad oggi effettuati dal comune di Roma. Si rende dunque indispensabile una programmazione urgente degli stanziamenti volta a ridurre gradualmente tale distanza fino ad annullarla”, ribadisce Casa al Plurale. (cl)

 

Fonte: Superabile.

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