Disabilità mentale, il “no” all’istituzionalizzazione sia fermo: appello al Consiglio d’Europa

Un gruppo di organizzazioni europee, tra cui il Forum europeo per la disabilità, indirizzano una lettera aperta al Consiglio d’Europa, criticando il suo progetto di protocollo aggiuntivo per la Convenzione di Oviedo su diritti umani e biomedicina. “E’ violazione della Convenzione Onu”

ROMA – Un fermo no a istituzionalizzazione e trattamento obbligatorio per tutti i cittadini europei con disturbi psichiatrici: lo ribadisce il Forum europeo sulla disabilità, insieme alla Rete europea di (ex-) utenti e sopravvissuti di Psichiatria, e come le organizzazioni Autism Europe, Inclusion Europe, Mental Health Europe e l’International Disability Alliance, che hanno inviato oggi una lettera al Segretario Generale del Consiglio d’Europa. Qui esprimono “le nostre più profonde preoccupazioni e contrarietà all’adozione del progetto di protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina. Qualsiasi autorizzazione al trattamento coatto e all’istituzionalizzazione delle persone con disabilità costituisce una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità”. Ad essere messa sotto accusa, è dunque il protocollo aggiuntivo proposto dal Consiglio d’Europa per la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina, approvata nel 1997.

La Convenzione di Oviedo rappresenta il primo trattato internazionale riguardante la bioetica, e rappresenta un pietra miliare per lo sviluppo di regolamenti internazionali volti a orientare eticamente le politiche della ricerca di base e applicativa in ambito biomedico, e a proteggere i diritti dell’uomo dalle potenziali minacce sollevate dagli avanzamenti biotecnologici. Promossa dal Consiglio d’Europa attraverso un comitato ad hoc di esperti di bioetica, e firmata a Oviedo il 4 aprile 1997. Finora la Convenzione è stata integrata da tre protocolli aggiuntivi, rispettivamente sul divieto di clonazione di esseri umani, sul trapianto di organi e tessuti di origine umana e sulla ricerca biomedica. Ora, il Consiglio d’Europa ne propone uno, relativo appunto a istituzionalizzazione e trattamento obbligatorio delle persone con disturbi psichiatrici.

La lettera aperta. “In vista della 13a riunione plenaria della Commissione per la bioetica (24 maggio, ndr), che si concentrerà sul riesame del progetto di protocollo aggiuntivo riguardante la ‘protezione dei diritti umani e della dignità delle persone con disturbo mentale in relazione al ricovero e al trattamento involontario’, per poi inviare un parere ad altri organi e comitati del Consiglio d’Europa, trasmettiamo le nostre più profonde preoccupazioni e la ferma contrarietà alla sua adozione”. Secondo i firmatari, “il progetto di protocollo aggiuntivo continua a tradire sia la lettera che lo spirito della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fino ad oggi ratificata da 46 dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. Qualsiasi autorizzazione al trattamento obbligatorio e all’istituzionalizzazione delle persone con disabilità costituisce una violazione della CRPD – ribadiscono le organizzazioni – in particolare degli articoli 14 (libertà e sicurezza della persona), 15 (libertà dalla tortura o da trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti), 17 ( tutela dell’integrità della persona) e 25 (diritto alla salute). Inoltre, andando avanti con il suo progetto, il Consiglio d’Europa trascura le preoccupazioni sollevate dalla sua stessa Assemblea parlamentare, la quale ha affermato che ‘la violazione della Convenzione Onu da parte del suo organismo di monitoraggio, istituito dal diritto internazionale, non solo minerebbe la credibilità del Consiglio d’Europa come organizzazione regionale per i diritti umani, ma rischierebbe anche di creare un conflitto esplicito tra le norme internazionali a livello globale ed europeo “.

Secondo i firmatari della lettera, “l’adozione del progetto di protocollo aggiuntivo creerebbe contraddizioni nella legislazione sui diritti umani, causando molta confusione e mettendo a repentaglio le riforme già avviate in molti paesi. In queste circostanze, siamo obbligati a ribadire la nostra posizione e l’invito a ritirare il progetto di proposta. Cogliamo anche l’occasione per ricordare che le nostre organizzazioni non parteciperanno all’incontro del 24 maggio. Nonostante il nostro precedente impegno attivo in questi incontri, i nostri input sono stati sistematicamente ignorati. È molto preoccupante che le organizzazioni di persone con disabilità non siano consultate in modo significativo in questo processo, così come prevede l’articolo 4.3 della Convenzione Onu in merito ai ‘processi decisionali riguardanti le questioni relative alle persone con disabilità’. Infine – denunciano le organizzazione – notiamo e denunciamo il progressivo venir meno dell’impegno del Consiglio d’Europa nel rispettare, proteggere e promuovere i diritti delle persone con disabilità, come risulta dalla recente decisione del Comitato dei ministri di sospendere tutti i lavori e le attività del Comitato degli esperti di diritti delle persone con disabilità”. (cl)

 

Fonte: Superabile.

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