Sostegno scolastico a domicilio e “a tempo pieno”: sentenza storica

Il Tribunale di Roma si è pronunciato in via d’urgenza sul caso sollevato dai genitori di un bambino con grave disabilità: avendo ottenuto solo 7 ore settimanali di lezioni a domicilio, si erano rivolti alla First per il ricorso in Tribunale. Ora la sentenza: docenti di sostegno a domicilio per 18 ore a settimana

ROMA – Sostegno scolastico a domicilio, per tutte le ore previste dal Pei, ogni volta che l’alunno sia costretto, dalle sue condizioni fisiche, ad assentarsi da scuola: è quanto ha disposto il Tribunale di Roma, con una sentenza senza precedenti, che mette la parola fine a una vicenda iniziata lo scorso anno. Protagonista un bambino con grave disabilità, dovuta ad una malattia rara, iscritto a una scuola di Roma. I genitori, vista la difficoltà del figlio di frequentare regolarmente la scuola, avevano chiesto che i docenti di sostegno, assegnati all’alunno per 18 ore settimanali, svolgessero il proprio lavoro presso l’abitazione del bambino, consentendogli collegamenti tramite webcam, così da mantenere un rapporto costante con insegnanti e compagni.

La scuola, sulla base di circolare del Miur (Regione Lazio n. 32987/2017) aveva però concesso solo 7 ore settimanali di “sostegno a domicilio”. I genitori di erano quindi rivolti al Miur, senza però ottenere nulla di diverso: si erano infine appellati alla First (Federazione italiana rete sostegno e tutela diritti delle persone con disabilità), tramite lo sportello “ Dillo alla First”, per fare ricorso al Tribunale civile di Roma, cui venivano denunciati il comportamento discriminatorio e la lesione del diritto fondamentale del minore allo studio e all’istruzione.

Ed è la stessa First a comunicare ora l’esito della sentenza: “in data 17 aprile – fa sapere la federazione – il Tribunale di Roma si pronunciava accogliendo integralmente il ricorso dei genitori, stabilendo un principio giuridico che assume, per la sua portata, una valenza nazionale e che di fatto rende illegittime le circolari del Miur che tendono a restringere il diritto degli alunni che hanno bisogno della domiciliarità in applicazione del criterio di ‘minima tutela’, laddove invece il Tribunale stesso, dopo avere ricordato la natura dei diritti fondamentali in gioco, ha applicato il giusto ed effettivo principio ‘della massima tutela possibile’. La First – conclude la federazione – è felice di avere potuto contribuire a garantire il diritto allo studio e all’istruzione del piccolo alunno, di avere dato un po’ di serenità a una famiglia molto provata dalla circostanza e di avere contribuito alla costruzione di provvedimenti e misure che tutelino effettivamente le persone con disabilità in applicazione della nostra mission, ovvero la ricerca della massima tutela possibile delle persone con disabilità, siano esse minorenni o maggiorenni”.

 

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